Bronte

Il Comune di Bronte ha un territorio di 24.990 ettari, tra i più estesi della provincia di Catania.

A Bronte vive una popolazione di circa 20.000 abitanti. L'abitato, ubicato sopra un pendio lavico della zona nord-ovest dell'Etna, domina la valle del Simeto.

Ulivi, aranci, siepi di fichi d'India, mandorli, castagni, noccioli, viti, peri e pistacchi costituiscono la variegata produzione agricola del paese, su un suolo contraddistinto da terre vulcaniche e argillose.

Bronte

Proprio in questo habitat, proibitivo per ogni altro tipo di vegetazione, date le successive eruzioni laviche che hanno ricoperto il territorio, si produce la migliore qualità di pistacchio famosa in tutto il mondo.

La Storia

L’origine del paese, secondo lo storico De Luca, può essere rintracciata attraverso il mito: si narra che il ciclope Bronte, figlio di Nettuno, sia stato il fondatore e il re della città. Implicite suggestioni poetiche (Virgilio nella sua Eneide parla di Ferrum exercebant vasto Cyclopes in antro, Brontesque Steropesque et nudus membra Pyracmon), accreditano questo mito recuperando quel legame profondo delle genti etnee con la "muntagna" (l’Etna), che è quasi divina, nel cui ventre vivono i figli di un dio.

Secondo lo storico Benedetto Radice, invece, i primi abitanti della zona non furono i ciclopi, ma i Siculi, intorno all’VIII secolo a. C., come è testimoniato dalla presenza di cellette funebri a forma di forni rinvenute in territorio brontese.

Il rinvenimento di reperti archeologici rivela che anche i coloni greci si sono periodicamente stanziati in questi territori. Di passaggio furono gli eserciti cartaginesi, siracusani, inamertini e romani.

Diventata uno dei principali centri di rifornimento di grano per Roma, la Sicilia, dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, passò a far parte dell'Impero d'Oriente, e certamente le esose imposizioni fiscali di Bisanzio si fecero sentire anche nelle nostre zone. Tra il VII e l’VIII sec. d. C. ebbero inizio le prime incursioni arabe che, divenendo via via più frequenti, sfociarono nel sec. IX nell'occupazione dell'isola. La dominazione araba, se in un primo momento poté apparire una sopraffazione, con l'andare del tempo riuscì a dare buoni frutti e coincise con una brillante ripresa economica della Sicilia, grazie ad innovazioni originali e decisive nell'ambito dell'agricoltura.

Furono proprio gli Arabi a trapiantare il pistacchio. La pianta trae alimento quasi miracolosamente dalla pietra lavica e, bonificata dalla cenere espulsa continuamente dal vulcano, produce la più pregiata qualità di pistacchio.

Pistacchi di Bronte

I Pistacchi Di Bronte

Le piante di pistacchio fruttificano solo una volta ogni due anni e crescono in terreni accidentati dove non è possibile ricorrere all’uso delle macchine per le operazioni colturali. Infatti i pistacchi vengono raccolti a mano, uno ad uno.

Gli interventi colturali non sono molto accurati e frequenti, ma spesso sono limitati alla potatura, che avviene tra dicembre e febbraio.

La famosa Sagra del Pistacchio

La Sagra del Pistacchio di Bronte oggi è una delle manifestazioni più popolari. Si svolge (a settembre) in alcune piazze e vie del Centro Storico (quartiere Annunziata e Corso Umberto), dove vengono realizzate Sagra del Pistacchio di Bronte alcune ambientazioni tipiche dell'antica civiltà contadina (arti e mestieri vengono riproposti grazie ad oggetti dell'epoca).

Nel corso della Sagra si possono assaggiare e naturalmente acquistare i prodotti ottenuti con la lavorazione del pistacchio e i frutti stessi.

La Sagra è l'occasione per fare conoscere il raffinato frutto, con degustazioni di prodotti che vanno dalla salsiccia alla pasta al pistacchio, dal dolce al gelato, oltre ai numerosi altri prelibati piatti.
L'Oro Verde produce una ricchezza di circa 18 milioni di euro e costituisce l'1% della produzione mondiale.

La Lavorazione Del Pistacchio

Dopo la raccolta, il frutto viene smallato (cioè viene tolto il mallo) tramite sfregamento meccanico, con apparecchiature artigianali, e quindi lasciato asciugare al sole per 5-6 giorni.

Dalla smallatura del frutto si ottiene il pistacchio in guscio, localmente chiamato “Tignosella”, che successivamente viene sgusciato e pelato dai commercianti per essere immessa sul mercato.

Pistacchio di Bronte

La pelatura, cioè la rimozione dell'endocarpo, avviene oggi attraverso un procedimento altamente tecnologico mediante breve esposizione del frutto a vapore acqueo ad alta pressione causando il distacco dell'endocarpo.

Col successivo passaggio alla macchina pelatrice e mediante lo sfregamento dei rulli a velocità differenziata viene tolta la pellicola non più aderente.

Attraverso un nastro convogliatore automatico i verdi pistacchi passano adesso un complesso circuito di essicazione a bassa velocità e da questo nella macchina selezionatrice elettronica che scarta gli eventuali acini di colore improprio.

Col confezionamento del prodotto ormai asciutto (umidità 5-6%) si conclude il ciclo di lavorazione.

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