Basilica S. Pietro
La chiesa si trova nella frazione San Pietro di Casalvecchio Siculo, in
provincia di Messina. Il contesto naturale e paesaggistico in cui sorge la
Basilica è magico, isolata in una campagna ricca di alberi di limoni e di
macchia mediterranea, lontana dal caotico contesto urbano.
È facilmente raggiungibile: basta percorrere la strada provinciale n. 19 che da
Santa Teresa di Riva porta a Casalvecchio Siculo.
La Storia
La chiesa originaria risaliva al 560 d.C. circa. Dopo la completa
distruzione da parte degli Arabi fu ricostruita nel 1117. Fu il monaco
Gerasimo di San Pietro e Paolo che si adoperò per far erigere il tempio, anche
grazie al finanziamento del re di Sicilia Ruggero II.
La chiesa molto probabilmente subì dei gravi danni nel 1169 a causa del
fortissimo terremoto che sconvolse tutta la Sicilia orientale. Fu quindi
ristrutturata e rinnovata nel 1172 dall’architetto Gherardo il Franco
come si può dedurre dall’iscrizione in greco antico posta sull’architrave della
porta d’ingresso: “Fu rinnovato questo tempio dei SS. Apostoli Pietro e Paolo da
Teostericto Abate di Taormina, a sue spese. Possa Iddio ricordarlo. Nell’anno
6680. Il capomastro Gherardo il Franco”.
L’anno 6680 corrisponde, nella cronologia greco- bizantina, al 1172. Da quel
restauro la chiesa non subì altre modifiche ed è giunta a noi praticamente
intatta.
Dai registri del 1328 si apprende della presenza di sette monaci e di dieci nel
1336. Dopo secoli di permanenza nel monastero i frati furono costretti a
richiedere il trasferimento ad altra sede. Infatti in quel luogo l’aria era
diventata insalubre e quasi irrespirabile a causa dell‘acqua imputridita del
fiume Agrò proveniente dalle coltivazioni di lino che lungo in fiume era
massicciamente ed intensamente coltivato.
La richiesta di trasferimento fu accolta dall’Archimandrita di Messina e dal re
Ferdinando IV e la sede Abbaziale del Monastero dei SS Pietro e Paolo fu
trasferita a Messina nel 1794. In seguito, la chiesa venne praticamente
abbandonata e per molti anni servì addirittura da deposito per attrezzature
contadine. Tale stato di totale abbandono ed incuria durò fino agli anni ‘60 del
secolo scorso, visitata solamente da studiosi dell’architettura medievale sia
italiani che stranieri. Solo negli anni ‘60 fu ripulita e fu finalmente oggetto
di varie campagne di restauro conservativo, riaperta al culto, e alle
visite turistiche. È stata oggetto di vari studi da parte di vari critici e
storici dell’arte fra i quali Stefano Bottari, Pietro Lojacono, E.H Freshfield,
Antonio Salinas, Ernesto Basile, Edoardo Calandra.
Esterni & Interni
La Basilica ha l’aspetto di una chiesa fortificata: il suo aspetto ed il
coronamento di merli indicano senza dubbio la funzione di fortezza che ha dovuto
sostenere nei vari secoli. Ha caratteristiche molto simili a quelle che si
possono riscontrare nelle grandi cattedrali coeve di Cefalù e Monreale.
Architettonicamente si può certamente definire come una sintesi dello stile
bizantino, arabo e normanno.
Lo stile bizantino, per esempio, è rivelato dalla decorazione delle facciate con
strette lesene, terminanti con archeggiature incrociate; e dalla particolare
policromia delle membrature architettoniche.
Lo stile arabo, invece, viene ricordato dalla forma terminale a curva delle
merlature e lo stile normanno dalla planimetria a tre navate con l’ingresso
fiancheggiato da due torri e dal portico posto fra le due torri dell’ingresso.
Indubbiamente, l’aspetto che colpisce di più ad una prima osservazione è la
spettacolare policromia delle facciate, resa possibile dal sapiente
alternarsi di mattoni in cotto, pietre laviche.
All’interno, non è presente alcuna decorazione o affresco e i muri sono
completamente spogli: si può ammirare solamente il gioco dei mattoni e delle
pietre di costruzione.
Le ricchezze della Basilica
L’ampio territorio che la Basilica controllava era molto ricco di varie
colture e allevamenti ed era dotato di vari mulini per la produzione
di farine e derivati. Abbondava la produzione di vino e olio. Di tali
ricchezze prodotte dal Monastero ne beneficiava anche il paese di Casalvecchio
Siculo, che viveva gravitando intorno alle attività del monastero stesso.